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La nostra storia

La proposta del PaAM nasce nel maggio 2012 e viene immediatamente sottoscritta da una trentina di associazioni. Il PaAM propone un quadro di riferimento che integra le problematiche dell’agricoltura con quelle della pianificazione territoriale e paesaggistica, accogliendo anche le istanze contro il consumo di suolo proposte dalle associazioni e dai cittadini, nella convinzione che per ottenere dei positivi risultati in questa battaglia sia necessario operare non solo con l’imposizione di nuovi vincoli, ma anche con politiche attive di valorizzazione del territorio rurale e di nuove forme di produzione agricola più sostenibili dal punto di vista economico ed ecologico

Il percorso Agenda 21

L’appello delle associazioni trova subito un positivo riscontro da parte di alcune amministrazioni comunali. Lo stesso Comune di Padova nel 2014 attraverso il progetto Agenda 21 del settore Ambiente attiva un percorso di partecipazione che coinvolge attivamente oltre 40 enti, associazioni di categoria, istituti di ricerca ed associazioni ambientaliste e culturali e che porta alla redazione di un Piano d’Azione. Il Piano si articola in otto tematiche e prevede una trentina di obiettivi strategici ed un centinaio di azioni da attivare da parte di soggetti sia pubblici che privati e viene approvato dalla Giunta comunale nel maggio 2014, nell’imminenza della fine della legislatura. Con la nuova amministrazione il percorso subisce purtroppo un rallentamento, che scoraggia i volontari promotori per PaAM (tra cui chi scrive) e congela la situazione fino a pochi mesi fa, quando i volontari hanno ripreso i lavori con l’obiettivo di ripartire dal basso sulla base del Piano d’Azione condiviso nel contesto di Agenda 21.

Il progetto del PaAM

Due dei temi chiave tipici delle aree agrourbane che il progetto del PaAM dovrà affrontare sono la conflittualità tra funzioni residenziali ed attività agricole e le attese speculative gravanti sui terreni. Per il primo aspetto va studiato un vero e proprio progetto di convivenza, volto a stabilire delle regole comuni ispirate al reciproco rispetto tra agricoltori e abitanti e verso l’ambiente. Un esempio può chiarire meglio il problema: il disturbo olfattivo arrecato dalle concimazioni che spesso solleva proteste, a volte è dettato da una scarsa conoscenza dei processi agricoli da parte dei cittadini, ma altre volte segnala spargimenti eccessivi di liquami non maturi, che hanno impatti sulla qualità dei suoli e delle acque di falda. Le attese speculative, che sono a volte un disincentivo a coltivare, potrebbero essere fortemente ridimensionate da una ferma ed esplicita politica delle pubbliche amministrazioni a favore del recupero urbano e contro ogni ulteriore consumo di suolo. Finché i proprietari potranno sperare in un cambio di destinazione d’uso delle loro proprietà a fini edificatori, preferiranno lasciarle in stato di semi-abbandono piuttosto che cederle in locazione a fini agricoli con contratti a medio-lungo termine di non facile rescissione.

Le attese

Sul PaAM si stanno concentrando le attese di tutti quei cittadini che manifestano un crescente interesse ad impegnarsi direttamente nel tempo libero, part-time o come scelta di vita e di lavoro nella produzione agricola. Il problema è di riuscire ad organizzare – anche con l’aiuto degli Istituti tecnici e dell’Università – questa domanda generica in una domanda organizzata e professionalmente competente, in grado di proporre concrete soluzioni sia ai proprietari dei terreni oggi in disuso o coltivati in modo sbrigativo e convenzionale da terzisti, sia agli agricoltori professionali che lavorano con molte difficoltà nel contesto agrourbano.

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